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Antonio Tittoni, ieri oggi e domani

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antonio tittoni

A Rieti, città che il mondo della mixology ha a lungo ignorato, Antonio Tittoni ha costruito qualcosa che somiglia a un piccolo miracolo quotidiano. Non perché sia nato con il sogno del bancone, ma proprio perché non lo aveva.

Si perché Antonio, prima di Depero, il bar lo frequenta come chiunque in Italia, né più ne meno.

 “Mi piace dire che sono un parvenu, uno che al bar ci è arrivato tardi. Ma quando ci sono arrivato, sapevo perfettamente cosa volevo fare.” Termine che, appellandosi alla liberà creativa del Futurismo, può facilmente diventare Barvenu, creando una nuova strada da seguire. 

Il punto di partenza è un’associazione di promozione artistica che organizza eventi a metà tra arte e festa, tra performance e autofinanziamento. L’idea era semplice e rivoluzionaria: unire il piacere e la cultura, il suono e il senso. I vernissage artistici foraggiavano lo spirito, mentre l’aspetto ludico serviva a rendere il tutto sostenibile. E quando nel 2009 arriva il centenario del Futurismo, l’associazione celebra l’occasione con un evento speciale, ma un’evento del genere ha bisogno di uno spazio e in Italia è sempre difficile trovarli. Da lì, il salto. “Ci siamo detti: perché non creare un luogo fisico? Una casa per tutto questo.” Nasce così Depero Club. Nasce così una visione.

Ieri, la (ri)scoperta della provincia

Il bar, per Antonio, diventa una vocazione solo dopo essere stato un’idea. Prima il marketing, la laurea, una tesi sulla crisi del mercato dell’arte del 2007 (“quando iniziano a restare invenduti gli impressionisti, qualcosa si sta rompendo nell’economia globale”), poi la formazione tecnica. Corsi, libri, affiancamenti. Da Planet One ai viaggi mentali sulle riviste internazionali, dalle giornate romane da Daniele Gentili a Casa Clementina, alle masterclass di Jack McGarry.

“Per me, Belfast era come Rieti. Nessuno avrebbe mai scommesso su Belfast nella miscelazione. Ma McGarry ha dimostrato che si può fare qualcosa di grande anche nel posto che secondo tutti è sbagliato, se l’idea è quella giusta.”

Non è stato facile però resistere. Depero vive e combatte la propria guerra intellettuale da 13 anni – e il progetto è salito alla ribalta solo da qualche anno-, riadattandosi alle nuove correnti, mutando per resistere alle correnti che spesso ti portano giù. La vera forza di quest’insegna però, sta in scelte decise, dove la convinzione mescolata al ego di alcuni bartender lascia spazio a ciò che davvero serve. Un bar sopravvive se e solo se incassa, e per incassare devi accontentare tutti, ma questo non significa che non puoi continuare a spingere per farti conoscere. 

depero antonio tittoni

Oggi, quello che cerchi altrove ma sotto casa tua. 

Rieti resta Rieti, ma ora è sulla mappa. Figlia di viaggi fatti attraverso le foto di cocktail bar irraggiungibili fisicamente per ovvi motivi, l’offerta del Depero si fa scudo di un gusto proprio. Incapace di emulare un sapore perché non lo ha mai sentito, ma forte e caparbia nel trovare un proprio equilibrio.

Grazie a un locale che mescola dinamismo futurista e concretezza popolare, avanguardia e comfort, ideali e panini. “Il nostro bar è sempre stato un sabato del villaggio. Un sostitutivo della chiesa, il punto d’incontro per eccellenza. La provincia è un luogo dove, al bancone, i sei euro del falegname valgono come quelli dell’avvocato. Qui chi prova a segmentare il mercato, muore. ” Al Depero si fa clubbing e si mangiano burger gourmet – precursori storici di questo prodotto-. Si serve un Negroni con sorbetto al passion fruit e si tira fino a tardi a ritmo di gin tonic. Si lavora per i concorsi, ma si cura ogni dettaglio, anche per chi ordina una birra o un Tequila Sunrise. 

L’offerta si basa su tre cardini, il primo – come ispirazione- è sicuramente il Manifesto della Pittura Futurista – qui la compenetrazione dei piani crea dinamismo, la tradizione liquoristica italiana pur non diventando mai autarchici e a completare il triangolo la riscoperta della miscelazione anni ’90. Al centro di questi tre vertici vive l’offerta del Depero che mescola ideali, e domanda. 

antonio tittoni

“Credo che, fra i cocktail che ci raccontano meglio ci siano sicuramente il Pornstar Negroni e il Bella Napoli. Il primo è un Negroni bianco alla vaniglia e genziana con un cubo di sorbetto al passion fruit a sostituire il ghiaccio, che sciogliendosi evolve e muta la bevuta verso un sour bitter. Cambia nel tempo. Come tutto quello che funziona davvero. Il Bella Napoli, servito in un bicchiere sporcato di vernice al basilico, è un twist sul Paloma con l’aggiunta di acqua di mozzarella di bufala e pomodoro. Perfetto per la nostra idea di pairing, libero ma possibile.” 

Accanto a lui, in questa sfida di avanguardia social-popolare, c’è un team affiatato e giovane. Tra questi anche Luca Bruni, uno dei bartender più promettenti d’Italia. “Dietro al talento ci sono i sabati sera passati a fare toniche. Potrebbe non farlo, e invece lo fa. Perché ha sposato la nostra filosofia fino in fondo.”

anotnio tittoni

Domani, secondo Antonio Tittoni

Il futuro, per Antonio, è una sfida sottile: restare rilevanti in un’epoca che sembra aver perso l’innamoramento per il bar. “La seconda epoca d’oro della mixology è finita. Adesso bisogna ripartire dal bar come luogo d’incontro. Tornare al bar di giorno, al bicchiere di vino, alla chiacchiera. Alla semplicità ben fatta.”

Il futuro è anche un’educazione lenta e concreta, lontana dai riflettori digitali. “Oggi tutti vedono modelli falsi: Dubai, piscine, influencer. Ma questo lavoro è terra. È stare al bancone, servire. Non è importante quello che fai, è importante come lo fai. La dignità è lì.”

Antonio lo dice con calma, ma con convinzione. Come chi ha visto il fondo delle cose e ha deciso che, nonostante tutto, ne vale la pena. “Abbiamo superato terremoti, il sequestro della biblioteca in piazzetta dove siamo, Covid. Abbiamo consegnato pizze e rifatto i conti cento volte. Ma siamo ancora qui, perché il duro lavoro paga sempre”

E forse è questo il messaggio più potente per chi vuole entrare oggi in questo mondo: non serve partire forti, serve restare veri. Costruire una piccola rivoluzione, sabato dopo sabato, villaggio dopo villaggio. Anche se sei a Rieti. Soprattutto se sei a Rieti, anzi ovunque tu sia. 

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Redazione MT Magazine

MT Magazine è una finestra sempre aggiornata sul mondo della miscelazione italiana e internazionale. Nata nel 2017, da un’idea di Laura Carello, il progetto ambiva a creare una guida circoscritta ai cocktail bar di Torino e Milano, in pochi anni poi si è ingrandita al punto tale da diventare un vero e proprio magazine di riferimento per il settore della mixology e gli appassionati di cocktail.

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