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“Napul’è mille culure”, il ristorante Deschevaliers ci porta in viaggio dentro l’anima di Napoli

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All’interno dell’Hotel de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton, ho vissuto un’esperienza gastronomica che evoca la città attraverso memoria, tecnica ed emozione. E il dessert “Napul’è” dello chef Nino Di Costanzo è il manifesto più autentico di questa visione.

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“Napul’è mille culure”. Mi torna subito in mente l’inconfondibile voce di Pino Daniele appena entro da Deschevaliers, il ristorante ospitato all’interno dell’Hotel de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton, boutique hotel a 5 stelle nel cuore di Chiaia, per la precisione in un edificio storico di fine ‘800. Qui Napoli non viene soltanto cucinata, bensì raccontata, evocata, trasformata in emozione in mezzo a oltre 150 opere di artisti campani disseminate sia negli spazi comuni sia nelle camere. La collaborazione con Finarte e gli eventi culturali aperti alla città rafforza infatti l’identità di un luogo che vuole essere non solo hotel, ma estroso punto di incontro tra ospitalità, arte e cultura.

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Lo percepisci nei dettagli della sala del ristorante, nella luce che arriva dal Golfo, ma soprattutto in una cucina che riesce a unire eleganza contemporanea e memoria partenopea senza mai risultare costruita o artificiosa. Il progetto porta la firma dello chef Nino Di Costanzo, due stelle Michelin al Dani Maison di Ischia, che ha immaginato un percorso gastronomico capace di fondere insieme tecnica, creatività e territorio.

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Nino Di Costanzo

Accanto a lui c’è Antonio Autiero, Resident Chef del ristorante, che interpreta quotidianamente questa filosofia attraverso una cucina precisa, identitaria e profondamente campana. Ogni piatto sembra inserirsi in una narrazione coerente, dove la tradizione mediterranea viene riletta con freschezza e tagli ancor più originali.

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Antonio Autiero


Si può avvicinare la vera napoletanità?

Insalata di mare

Dopo un’inaspettata degustazione d’olio, con oli dalla Campania ma anche dal resto d’Italia, rompo il ghiaccio con l’insalata di mare: delicata e piacevole, quasi una fotografia moderna di un passato mai snaturato.

Poi arriva il risotto al limone, uno dei piatti simbolo di Deschevaliers, firmato da Nino Di Costanzo e Antonio Autiero. Ed è probabilmente qui che comprendo fino in fondo il livello di qualità tecnica di questa cucina. Il riso viene lavorato ed estratto in sette consistenze e sfumature differenti di limone, costruendo un piatto che gioca continuamente tra freschezza, acidità e ampiezza aromatica. A completarlo ci sono squisite polpettine di gamberi e piccoli cubetti di zucchine, che aggiungono equilibrio e texture contrastanti. Il risultato finale? Un risotto capace di unire mare e terra attraverso una mantecatura impeccabile e una componente agrumata, quasi balsamica, non invasiva.

Filetto in pizzaiola

Ecco poi la carne alla pizzaiola. Intensa, saporita e avvolgente, guida l’anima popolare del piatto spingendola verso un linguaggio leggermente più fine dining. L’intento di avvicinare ai commensali la napoletanità è chiaro del resto fin dal menu, disponibile in italiano, in inglese e… in napoletano. “Seguiamo la scuola napoletana”, si legge con orgoglio ancor prima di aprirlo e sfogliarlo. “A Napoli il buon cibo è molto più che un rito, molto più di un piacere: è una filosofia di vita, che nelle cucine del de Bonart Naples viene seguita con dedizione e passione. L’eccellenza e la freschezza delle materie prime, la ricerca dei migliori prodotti locali e la maestria del personale sapranno farvi scoprire nel modo più sorprendente i sapori e i profumi di una terra straordinaria e di una cucina, quella napoletana, che vanta una tradizione secolare”. 

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Da Deschevaliers, l’esperienza gastronomica si sviluppa non a caso attraverso due specifici percorsi degustazione che raccontano Napoli in maniera differente, ma complementare. “Vedi Napoli e poi…” (120 euro a persona) è un menu che interpreta la tradizione partenopea con un respiro più moderno. “Allegria…moci” (140 euro a persona), invece, punta tutto sul valore della convivialità, sviluppando una cucina generosa e radicata nell’eredità culinaria campana, che viene tuttavia riletta e alleggerita. Entrambi, con un wine pairing ben studiato – perfetto il mix tra etichette campane e incursioni dal resto del mondo – e un servizio professionale ma umano.

Sì, anche grazie al dolce più iconico di Napoli


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Ma è nel gran finale che interiorizzo davvero quest’esperienza. Quando arriva “Napul’è”, il celebre dessert ideato da chef Nino Di Costanzo, ho infatti la percezione che il confine tra cucina e racconto si annulli completamente. Oggi questo iconico dolce viene servito esclusivamente al de Bonart Naples, scelto dallo chef per continuare a raccontare qui, in maniera unica, la napoletanità più genuina.

Davanti a me non c’è semplicemente un dessert, ma una piccola scenografia emotiva dedicata a Napoli. Il caffè sospeso diventa alta pasticceria, con profumi intensi e tostati che richiamano immediatamente la ritualità quotidiana della città. La finta ampolla del sangue di San Gennaro compare come un simbolo ironico e identitario, mentre miniature dolci evocano pizza, vicoli, tradizioni popolari e figure immortali come Diego Armando Maradona o Totò. Ci sono persino dei finti sacchi della spazzatura. Nel complesso, è un dessert che gioca con la memoria collettiva senza diventare mai caricatura. Anzi, riesce a fare qualcosa di molto più difficile: trasformare Napoli in un viaggio sensoriale elegante, poetico e contemporaneo. E forse è proprio questo il vero valore di Deschevaliers, riuscire a omaggiare la meta più controversa d’Italia nella sua dimensione più pura ed essenziale. Proprio come faceva Pino Daniele nelle sue canzoni.

 

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