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L’Antiquario e il Grand Hotel Parker’s, l’accoppiata vincente dell’estate napoletana

Un progetto tutto nuovo, ricco di eventi, masterclass con grandi nomi nel mondo della mixology, degustazioni e tante altre novità che accompagneranno per tutta l’estate la città di Napoli.

 

Su Alex Frezza

Il bartender Alex Frezza è socio, da quindici anni, della Spiritual SRL assieme a Francesco Cappuccio, Francesco Cardone e Luigi Pignatelli. L’azienda dispone di un’azienda di cocktail catering che si occupa di eventi di ogni genere nel settore della miscelazione. Nel 2015 ha aperto a Napoli il cocktail bar L’Antiquario e successivamente il Platanos nel 2019.

 

In cosa consiste il progetto “L’Antiquario at Parker’s Pop-Up”?

È un progetto che è nato grazie alla collaborazione avviata con il direttore del Parker’s Andrea Prevosti, tramite amici in comune ci ha contattato proponendoci di aprire una sede estiva con bar sul rooftop del Parker’s e così è iniziato tutto. Non molto dopo ho avuto il piacere di scoprire che Andrea era già da anni un nostro cliente abituale a L’Antiquario. Avviato il progetto abbiamo aperto il 3 giugno nella sede storica dell’Antiquario in Via Vannella Gaetani. Dal 22 giugno, invece, abbiamo aperto sul rooftop, al settimo piano del Grand Hotel Parker’s, dove saremo operativi per tutto il periodo estivo fino al mese di settembre.

Qual è l’obiettivo di questo nuovo progetto?

Il progetto è nato nell’arco di una decina di giorni, avevamo poco tempo per organizzarci ma fin da subito abbiamo cercato di proporre eventi che avevamo lasciato in sospeso a causa dell’emergenza sanitaria. L’obiettivo è quello di portare una ventata di novità come degustazioni e masterclass con contenuti interessanti in una location nuova e suggestiva. Non si tratta di un nuovo format, ma di una finestra a cielo aperto sulla città di Napoli che L’Antiquario si è ritagliato mantenendo integra la sua identità. La vera novità è la possibilità di far conoscere alla gente la realtà dell’hotel, come luogo di aggregazione e incontro anche per la gente del posto e non solo riservato ai turisti. A Napoli ancora nessuno aveva pensato a far qualcosa del genere, la clientela è già aumentata più del 50% dei nostri clienti non sono ospiti dell’hotel ma cittadini napoletani.

 

Quali sono i personaggi che sono e saranno coinvolti in questo progetto?

Si sono già alternati diversi bartender all’interno di questa nuova realtà, dal calibro di Simone Caporale, Luca Missaglia e Giacomo Giannotti, per presentarci i loro progetti con masterclass dedicate al mondo dei distillati. Ma non solo mixology, abbiamo fatto nelle ultime settimane una masterclass sull’hospitality con Stan Vadrna di Nikka Whisky e degustazioni di bolle con vari partners, tra cui Franciacorta Bellavista. Negli ultimi giorni abbiamo avuto come ospiti anche Angelo Canessa di Macallan, Mattia Pastori di Italicus e Marco Gheza per Maker’s Mark e Laphroaig.

 

Avrà un proseguimento in termini di continuità? Come evolverà in futuro?

Per ora il progetto continuerà fino a settembre, stiamo lavorando per il futuro nell’organizzazione di eventi a tema anche per i mesi invernali, dove cercheremo di coinvolgere anche la cucina dei grandi chef. Vorremo continuare a lavorare secondo questa linea di pensiero, sia per gli ospiti dell’hotel stesso, ma soprattutto per la clientela della città di Napoli.

 

In una delle ultime masterclass che avete accolto si è parlato di accoglienza, cosa rappresenta per te il concetto di hospitality?

L’ospitalità è un tema talmente trasversale che lo si può affrontare in vari modi. La masterclass con Stan mi ha mostrato un lato dell’ospitalità dal suo punto di vista teatrale ed emotivo, la mia interpretazione di ospitalità è differente: sono per l’invisibilità. Credo che le persone debbano sentirsi a proprio agio a prescindere dalla pressione che possa dare il luogo in cui si trovano. Sono un minimalista, credo che un saluto e la discrezione ripagano sempre con il dovuto equilibrio tra riservatezza e indifferenza.

 

Spesso in Italia si parla di accoglienza, ma non è un concetto così diffuso nella realtà dei cocktail bar, secondo te perché?

Esistono diversi format, non tutti i locali possono seguire lo stesso. Per esempio, un bar di strada non ha la stessa esigenza e ricercatezza nei dettagli di un bar presente in un hotel. Adesso noi ci stiamo confrontando con questa realtà dove il cliente è al centro di un sistema di ospitalità a 360˚ in sinergia con altri servizi offerti dall’hotel. Per noi rappresenta un’esperienza nuova e stimolante, bisogna essere presenti e soddisfare qualsiasi richiesta, e nei cocktail bar non c’è quella stessa necessità. Il cliente in hotel lo si accompagna all’ascensore o al bagno, non ci si limita a indicarglielo con un sorriso.

 

Qual è il tuo cocktail preferito?

Quest’estate è sicuramente il Daiquiri con un goccio di Curaçao e menta in shakerata.

 

 

Clelia Mumolo

 

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