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NAt Cocktail House: la nuova drink list del cocktail bar torinese

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NAt Cocktail House, cocktail bar torinese dal 2016, ha da poco inaugurato la sua nuova drink list, NATArt, interessante quanto atipica per la grande originalità con la quale è stata concepita. Frutto del pensiero creativo e dell’impegno di un giovane team animato da una forte passione per il proprio lavoro, le persone che ne fanno parte rispecchiano la generazione emergente che sta contribuendo a rendere Torino una città ancor più viva e competitiva dal punto di vista del settore dell’ospitalità e della mixology a tutto tondo.

NAt Cocktail House

Era il 2016 quando il NAt Cocktail House apriva le porte al pubblico sotto la guida di Emanuele Russo e Patrick Piazza. Negli anni, il locale si evolve divenendo uno dei punti di riferimento nel cuore della movida torinese, forte di una ricerca su tutto ciò che riguarda la merceologia, la miscelazione e la materia prima. Presto si conquista due segmenti di clientela: quello fatto di giovani, ideale per la sua anima da street bar su Piazza Vittorio, e quel ventaglio di appassionati di distillati che si recano sul posto appositamente per degustare, per esempio, un buon whisky liscio. Uno dei punti di forza del Nat risiede nella capacità di conciliare alla ricercatezza con cui vengono elaborate e costruite le drink list l’importante flusso di persone che ogni giorno passa dal locale, specie nei fine settimana. Una scommessa, quella di unire alla qualità dei drink un servizio rapido, da street bar, oggi ampiamente vinta. Con la drink list uscita questa’anno, il NAt Cocktail House dimostra quanto ancora sia destinato a crescere e a imporsi nel panorama della mixogy torinese.

Il team

Michael Faccenda, classe ’95, fa parte della famiglia del NAt sin dalla sua apertura. Ha appreso l’arte della miscelazione da Patrick Piazza ed Emanuele Russo, bartender e consulenti del NAt Cocktail House, e grazie ai quali, nel corso degli anni, ha sviluppato e affinato il suo personale stile di miscelazione.

Sonny Benedetti, classe ’97, nasce a Lucca dove matura le prime esperienze nel mondo dell’ospitalità, per poi virare verso nuovi lidi più stimolanti. A Milano, durante un corso di bartending entra in contatto con Emanuele Russo, il quale gli propone di unirsi al team del NAt. Inizia così quella che lui definisce una bellissima avventura nella città della Mole.

Simone Minniti, classe ’91, dopo aver lavorato in tutt’altro settore, da tre anni si destreggia dietro il bancone forte dell’amore e del fascino che ha sempre nutrito verso il mondo dei bar. Oggi fa parte della famiglia del NAt e collabora con Compagnia dei Caraibi.

Viola Frontera, classe ’95, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Torino, è colei che ha ideato e realizzato la veste grafica della drink list, in collaborazione con il resto del team. Al NAt lavora all’interno della brigata di sala, ma con occhio di riguardo verso tutto ciò che accade dietro il bancone.

La drink list

Palindromo: questa la parola chiave su cui è stata costruita l’eclettica drink list del NAt Cocktail House. Attenendoci alla definizione che ne dà il dizionario Treccani, il palindromo è una sequenza di lettere o di sillabe che possa essere letta anche in senso retrogrado dando come esito o la sequenza di partenza o unaltra sequenza pure dotata di senso.

La prima fase del processo creativo è stata quella di costruire delle frasi di senso compiuto che fossero, per l’appunto, palindrome. Per esempio? È carbone no brace, o Era lodio poi dolore. Fortemente evocative e poetiche, le frasi divengono il punto di partenza la realizzazione degli undici cocktail a esse ispirati. “Di solito si crea prima il cocktail, e dopo gli si assegna un nome. Il nostro processo creativo, invece, si è sviluppato in maniera inversa. Abbiamo lasciato che fossero le frasi da noi partorite a guidarci, ingrediente dopo ingrediente, nella finalizzazione di ciascuno degli undici drink che compongono questo menù” raccontano i ragazzi del NAt.

La grafica

Un ulteriore e interessante aspetto di questa drink list è tutto ciò che concerne la parte grafica a essa associata. Infatti, ogni cocktail è rappresentato da un’illustrazione simmetrica (a richiamare la simmetria tipica della figura palindroma), che Viola Frontera ha realizzato dialogando con il resto del team durante tutto il processo di creazione dei cocktail. Per creare lo storytelling delle mie opere mi sono lasciata ispirare dagli ingredienti, dalla loro provenienza, da suggestioni a essi legate e dai colori. Volevo che ogni disegno raccontasse una storia, che proiettasse il cliente allinterno di una narrazione visiva, immaginifica e li aiutasse ad avvicinarli agli ingredienti e a il drink nella sua completezza”.

Insomma, dietro ogni illustrazione (che possono essere acquistate in FAC-SIMILE all’interno del locale) c’è stata una lunga e appassionata ricerca sugli ingredienti dei cocktail, che va ad arricchire l’esperienza del cliente in un’esperienza multidimensionale.

 

Miscelazione

Il processo di creazione dei cocktail, come già accennato, ha avuto come punto di partenza le frasi palindrome che hanno dato il nome alle undici proposte presenti nella drink list. Per esempio, in Carbone no brace gli ingredienti dovevano richiamare un sentore legnoso e affumicato, dato per l’appunto dalla Linfa di betulla russa e dal Russian caravan Tea. Nel caso di A Milano non a Lima, è la presenza del Pisco (un’acquavite peruviana) e del prosecco alle pere il link, il collegamento tra nome del cocktail e ingredienti.

Riponiamo molta cura e attenzione alla materia prima. LItalia è un paese ricco di ingredienti di alta qualità, ogni regione ha la sua frutta, la sua verdura e le sue spezie. Abbiamo cercato di valorizzare ingredienti e prodotti territoriali, unendo allitalianità la parte esotica che non abbiamo, dataci dal passion fruit, dallo zenzero, dal curry…” racconta il team del NAt.

Un focus molto importante della drink list è rappresentato anche dalle preparazioni, partendo sempre dalla materia prima. Per esempio, l’Apple wine presente in Sub e Rebus viene fatto partendo da una base di mosto parzialmente fermentato a cui si va a infondere all’interno, tramite il blender, la mela. O lo smootie di banana all’interno di Angeli di Legna, a cui è stato aggiunto il dragoncello per conferirgli quella nota “elettrica”, quel pizzicorio finale che si avverte sulla punta della lingua.

Una bella ricerca è stata fatta anche per i tre analcolici all’interno della drink list. In particolare, per il cocktail Alluna nulla è stata unita la realtà no waste a quella no alcool. Ad una base di Seedlip fieno e piselli, un distillato completamente analcolico, è stata aggiunta una riduzione di vino che sarebbe andato sprecato il giorno dopo, riduzione con la quale è stata eliminata la parte alcolica conservando solo le note agrumate e naturali. Alla riduzione di vino è stato infuso lo Yerba Mate, e come tocco finale è stato aggiunto il Crodino, simbolo per eccellenza del bar dello sport italiano. Il tutto servito all’interno della bottiglia stessa di Crodino, conferendole una nuova vita con un’etichetta ad hoc.

NATArt è un’esperienza a 360°, partendo dal nome del drink fino alla bevuta finale. È un percorso multisensoriale, il cui focus si può riassumere nel less is more: presentazioni pulite, senza garnish di troppo a distogliere l’attenzione di quelli che sono i veri protagonisti: i cocktail.

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