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Connaught Bar di Londra: la dedizione premia il miglior bar al mondo

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Prendete tre italiani talentuosi, portateli a Londra, attenzione “agitate e non mescolate”, e avrete il dream team dell’anno numero uno in classifica nella 50 Best Bars 2020. Il Connaught Bar di Londra, un’istituzione storica che non smette mai di stupire.

 

Il Connaught Bar

A Londra, precisamente a Mayfair, in uno dei quartieri più esclusivi della città si presenta in tutta la sua bellezza e maestosità il Connaught Hotel. Al suo interno si trova il Connaught Bar, un luogo di ispirazione disegnato da David Collins, dove classicità ed eleganza si fondono in un’atmosfera intrisa di storia e ricercatezza. Negli anni è diventato un punto di riferimento nel settore della mixology per la sua capacità di innovarsi mantenendo sempre il focus sulla clientela. Il Connaught permette di avere un’esperienza a 360˚ in cui tutti i sensi sono coinvolti, si tratta di qualcosa di astratto e comprensibile solo se sperimentato. La cura per i dettagli è il leitmotiv che lega tutti gli elementi che rendono unico il Connaught, l’esperienza inizia fin dalle porte d’entrata e continua sul pavimento di marmo che giunge fino al banco bar. E qui si cristallizza nell’esecuzione di un cocktail che racchiude in sé il triumvirato di eleganza, design e accoglienza, pietre miliari della filosofia del Connaught.

 

Un dream team tutto italiano

Ago Perrone, Director of Mixology, Giorgio Bargiani, Head Mixologist, e Maura Milia, Bar manager; formano il team italiano del Connaught Bar di Londra.

Ago inizia a lavorare come apprendista al Cafè Proletto nel ‘98 per pagarsi gli studi in fotografia e fin da subito si sente attratto dalla magia che avvolge questo luogo. Nel 2003 giunge a Londra, che definisce super eccitante ma allo stesso tempo “Londra non è facile, è un’esperienza non solo di lavoro ma di vita”.  Lavorerà in diversi locali fino ad aprire il Montgomery Place a oggi purtroppo chiuso, che rappresenta in quegli anni “La Mecca” della tradizione della miscelazione. La necessità di saziare la voglia di sapere lo porta a viaggiare in veste di ambassador made in Italy. Nel 2008 ha l’occasione di aprire il nuovo bar al Connaught Hotel, un posto “classicissimo” che lo richiama, come un canto di sirena, in quel luogo così pieno di storia. Da lì ha inizio la rivoluzione di un’istituzione dell’hotellerie che vedeva per la prima volta tutto quel classico stravolto da una ventata di modernità.

Giorgio, il suo destino è già nel cognome Bar-giani, si definisce un cocktail bilanciato in una famiglia di profumieri. Si avvicina al mondo del bar lavorando in discoteca, in quegli anni scoppia il boom della mixology che lo affascina fin da subito; Giorgio decide di intraprendere questa strada e portare avanti il sogno di diventare un giorno qualcuno nel mondo della miscelazione. Inizia così a lavorare a Portofino allo Splendido Hotel, fino a quando all’improvviso gli si presenta l’occasione di andare a Londra. L’8 agosto 2014, una data simbolica che segna il compleanno dello stesso Connaught Bar, entra a far parte del team di Ago Perrone: fare il bartender a Londra è come conoscere il mondo. Le tecniche ti fanno appassionare e ti motivano ma la comunità connessa, come quella della realtà di Londra è introvabile.

Maura dopo i suoi studi al liceo psico-pedagogico e un futuro immaginato in quell’ambito, cambia rotta e si trasferisce a Londra nel 2011. Inizia a lavorare al Blakes Hotel che le serve da trampolino di lancio per la sua carriera. Nasce così l’amore per l’hospitality, ma la sua scommessa lavorativa la porta nuovamente in Italia, a Firenze, dove si formerà in maniera più completa. Tornata a Londra nel 2014 ha l’occasione di presentarsi al Connaught Bar e conosce Ago, la mia vita da quel momento è cambiata, ho proprio avuto una visione. Un aneddoto che probabilmente lo ha conquistato riguarda una delle sue prime esperienze dietro un bancone “C’era questo cabinet minister che mi aveva chiesto un Martini, io ingenuamente presa una bottiglia di Martini dry e versata una dose nello shaker pensavo di servirlo al cliente. È arrivato in tempo il mio manager a fermarmi: Maura ma cosa stai facendo? E io, beh un Martini! E da lì è nato l’amore per il cocktail Martini”.

 

Qual è il vostro concetto di “accoglienza al cliente”?

Il focus principale è sempre stato il cliente, farlo sentire a suo agio e coccolato senza mai essere troppo invadenti. Il cocktail è sempre stato il concetto che ci ha contraddistinto, una Fine drinking experience che comprende il triumvirato indissolubile di servizio, cocktail e atmosfera. L’accoglienza che ha da noi il cliente ha un iter ben preciso, inizia già da dalle porte dell’hotel e prosegue fino al bancone. Non abbiamo mai seguito i trend prestabiliti, piuttosto gli abbiamo creati senza mai perdere l’originalità, crediamo nella nostra etica “lavorare a testa bassa, con un occhio all’orizzonte. Ecco questo ci ha permesso di mettere radici davvero solide” (Ago). Si tratta di un progetto ben delineato, facciamo due training a settimana, in cui la comunicazione è l’argomento centrale in tutte le sue sfumature: dal rapporto con il cliente al linguaggio del corpo.

 

Che tipo di esperienza offrite a vostri clienti?

L’esperienza dei nostri clienti la definiamo The guest journey, la sua finalità è quella di prendersi cura delle loro necessità. L’empatia ma nelle sue diverse accezioni. Essere empatico non vuol dire metterti sempre nei panni del cliente, vuol dire capire come interagire con il cliente, se preferisce restare in silenzio e in disparte non c’è motivo di forzarlo con spiegazioni inutili. Molti clienti vengono al Connaught per concludere affari, e poter dare loro la sicurezza sulla privacy è fondamentale. Allo stesso modo donare un sorriso a qualcuno che viene al bar per trovare compagnia e sollievo rimane una nostra prerogativa. Non salviamo vite, ma diamo sollievo a molte anime (Maura).

 

Il vostro motto è “Straight up with style and don’t forget the smile”, rappresenta appieno la realtà del Connaught bar?

Il Connaught bar ha uno stile incredibile, dà accesso a grandi personalità dalla famiglia reale, ai grandi capi di stato, e a tantissimi altri clienti. Il Connaught porta avanti da sempre un heritage di stile incommensurabile che ha accolto numerose generazioni. Negli anni ’70 potevi accedere all’hotel solamente su raccomandazione, non era una questione di soldi, era un posto per una cerchia ristretta. Il sorriso è la ciliegina sulla torta che racchiude l’etica del Connaught, potremmo definirlo una filosofia di vita per cui “Stare in piedi ben diritti e sorridenti” è il primo biglietto da visita per l’accoglienza professionale che ci contraddistingue.

Quest’anno il Connaught bar è stato eletto miglior bar al mondo da “World’s 50 Best Bars 2020” e siete stati nominati anche “Best Bar Team” dell’anno da “Tales of Cocktails”, cosa significano per voi questi traguardi?

Sono molto importanti per noi, rappresentano un percorso lungo 13 anni e non certo un fine. È l’unione che ci dà la carica, il nostro team è molto giovane e ambizioso, per loro è fondamentale questa fame di imparare. È incredibile ed è proprio bello da vedere per noi che siamo alle redini del Connaught, ma soprattutto dai clienti (Maura). La pressione c’è, deve esserci, le aspettative sono alte e fanno parte del gioco, ma fino a ora non abbiamo avuto grosse difficoltà a gestirle. L’hotel ci ha sempre approvato le scelte fatte e i clienti, che dire per l’ennesima volta sono loro i protagonisti, ci hanno stimolato e supportato. E questo è il motivo principale per non potersi fermare.

 

Quanto c’è di italiano nelle vostre proposte?

Non tanto nelle proposte quanto nell’esecuzione. L’italianità ce l’abbiamo nel sangue, in quella spontaneità genuina alla chiacchiera. Questo è un lavoro per hards workers e l’italiani lo sanno bene, non aspettiamo di timbrare il cartellino in uscita, si termina sempre tutto ciò che c’è da fare. L’italianità al Connaught è davvero tangibile nella passione, nell’amore e nel nostro italiano sempre presente nei discorsi. Non è tanto la differenza Londra-Italia, perché le tecniche o le novità si possono imparare. La vera differenza la fa la clientela, in Italia non è pronta. Chi studia in Italia ha delle basi molto forti, ma Londra dà la possibilità di essere creativi. Abbiamo clienti che se non trovano novità al loro ritorno, ce le chiedono. L’Italia non è indietro, è semplicemente differente. Ecco, potremmo dire che la differenza è di tipo culturale, Londra è un bacino di culture che si mescolano tra loro, è un Paese di viaggiatori, potremmo dire “chi vive a Londra è figlio del mondo, non è londinese”.

 

Nel periodo pandemico vi siete occupati di charity, cocktail in bottiglia e masterclass online; che tipo di esperienza è stata?

Sono state diverse le attività che ci hanno coinvolti. Volevamo condividere per mantenere il morale alto, pertanto abbiamo deciso di propendere per una linea reactive and proactive. Il lancio della linea in bottiglia, per esempio, con cui abbiamo anche realizzato un cocktail in bottiglia con Empirical Spirits, il cui ricavato è andato a sostegno dei nostri amici e colleghi di Beirut che l’estate scorsa hanno perso durante un’esplosione il loro bar. Abbiamo supportato tante altre piccole organizzazioni con deliveroo abbiamo consegnato i nostri drink, il cui ricavato è andato ai nostri colleghi del settore più in difficoltà.

 

Clelia Mumolo

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